
La Feuseunna – Dove il fuoco forgiava la vita
La Feuseunna
Dove il fuoco forgiava la vita

Proseguendo lungo il sentiero, sul bordo del torrente, si incontrano i ruderi silenziosi di un luogo un tempo pieno di energia e ingegno: La Feuseunna, ovvero la Fucina.
Nel 1853, questo sito compare già in un elenco di edifici produttivi come “mulino, forno e forgia”: tre funzioni fondamentali per la vita quotidiana. Ma la sua storia è ancora più antica: nella valle di Champorcher, la lavorazione del ferro è documentata almeno dal XVII secolo, segno di una tradizione artigiana solida e radicata.
Qui il fuoco della forgia incontrava la forza dell’acqua, che faceva girare ruote e azionava magli e altri strumenti. In un’epoca in cui l’energia elettrica era ancora lontana, l’acqua era forza motrice: e non solo a Pontboset. In tutta la Valle d’Aosta, tra Ottocento e primo Novecento, sorgono mulini, segherie, battitoi per la canapa, foulons per la lavorazione della lana, spesso costruiti lungo i torrenti o i canali per sfruttarne la corrente.
Nel Novecento, anche La Feuseunna si adattò ai tempi: qui nacque una falegnameria della famiglia Vuillermoz, dove il legno veniva lavorato con sapienza. In un unico piccolo villaggio si concentravano saperi diversi: metallurgia, panificazione, falegnameria… il tutto mosso dalla volontà di restare e trasformare le risorse locali in strumenti per vivere.
Di questa intensa attività rimangono oggi solo muri scavati dal tempo, fondamenta, e poche tracce. Una cappella, un tempo parte del villaggio, è stata distrutta da cavatori di marmo che ne utilizzarono il masso su cui poggiava; anche l’antica statua sacra custodita al suo interno è andata perduta.
Ma qualcosa resta. Qui passava un sentiero importante: quello che univa La Place, in territorio di Pontboset, al villaggio di Dogier, a Champorcher. In quel borgo sono ancora visibili raccard in legno per la conservazione dei cereali e un forno per il pane. Camminare tra questi ruderi è un esercizio di immaginazione. Ma anche un invito a riflettere: sulla forza dell’ingegno umano, sulla capacità di vivere in armonia con gli elementi, sul valore di un sapere che univa mani, acqua e fuoco in un unico gesto quotidiano.
Ascolta la narrazione
Attività proposte per i bambini
Gioco: Cantiamo la canzone del Falegname
Puoi inventare tu la melodia oppure ascoltarla.
Ecco il testo della canzone:
Il falegname batte
i chiodi col martello
fa i buchi col trivello
e bene li sa far.
È bravo il falegname, fa bene il suo mestiere… con gioia e con piacere si trova a lavorar!
E con la pialla pialla
e con la sega sega
e la tenaglia adopera
se i chiodi vuol levar.
È bravo il falegname fa bene il suo mestiere… con gioia e con piacere si trova a lavorar!
Attività proposte per gli adulti
Per esplorare il nostro rapporto con la Natura ti propongo una semplice attività imperniata sui 4 elementi base del nostro pianeta: Terra, Aria, Acqua e Fuoco.
Nel percorso Au Fil de l’eau li incontriamo tutti, ma per fare un esempio ci soffermiamo sull’elemento Fuoco, che è stato così prezioso per lo sviluppo di arti e mestieri, e quindi per la vita, nella storia delle popolazioni di questi borghi della valle di Champorcher.
Prenditi qualche istante, fai qualche respiro per trovare un momento di centratura e concentrazione e prova a rispondere a queste domande.
Che rapporto hai con il Fuoco? Quali idee e immagini associ all’elemento Fuoco? Quali emozioni?
Se ti fa piacere puoi annotare su un foglio i pensieri che affiorano, tenendo presente che la nostra relazione con gli elementi cambia nel tempo, così come anche noi cambiamo.
Ti è sembrata interessante questa attività? Prova a farti le stesse domande anche per gli altri tre elementi, Terra, Aria e Acqua.
Il rapporto che abbiamo con gli elementi dice molte cose di noi, e questa semplice attività è un esempio di come la Natura può aiutarci a rivolgere uno sguardo verso il nostro “pianeta” interno.
Buone rivelazioni!
Approfondimenti
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Scopri come procedere nel percorso
Continua verso Champorcher
La prossima stazione è “Les Bormes – Sentieri invisibili, presenze silenziose”


