Pontboset, caserma tra i boschi

Una lunga storia di presenza, cura e territorio

Per capire davvero chi erano – e sono – i forestali della Valle d’Aosta, bisogna fare un salto indietro nel tempo.
Nel 1228 compare il primo guardiaboschi della regione: un uomo incaricato di sorvegliare alcuni boschi dell’alta Valle d’Aosta. È solo l’inizio. Nei secoli successivi, atti, leggi e consuetudini confermano quanto gli ambienti forestali siano preziosi e fragili.

Nel 1586, nel “Coutumier du Duché d’Aoste”, una sezione intera viene dedicata ai boschi: a come usarli, ma anche a come proteggerli. Con il tempo, e con lo sviluppo dell’industria, il legno diventa una risorsa sempre più contesa. Il rischio? Che la montagna venga sfruttata oltre misura.

Nascono così nuove figure di controllo, compiti più precisi, poteri più ampi: nel XIX secolo, sotto i Savoia, le guardie forestali possono sequestrare legname tagliato illegalmente e persino arrestare i contravventori.

Nel 1923 una legge fondamentale – il Regio Decreto 3267 – mette ordine su innumerevoli aspetti tecnico-forestali: tutela del suolo, vincoli idrogeologici, rimboschimenti, difesa dei pascoli. Ancora oggi è un punto di riferimento. Nel dopoguerra, con l’autonomia regionale, nasce una nuova figura: il Corpo Forestale Valdostano poi evoluto in Corpo Forestale della Valle d’Aosta (2002), nome che porta oggi.

Nel 1968 la Legge Regionale n. 6 ne sancisce la nascita ufficiale: 60 uomini, 16 stazioni sul territorio, una rete capillare per essere vicini alla popolazione e presenti sul territorio.

Un mestiere che cambia, un legame che resta

All’inizio, i forestali costruiscono muri a secco, piantano alberi, sistemano sentieri, proteggono pascoli e flora.
Poi, negli anni Settanta, qualcosa cambia. Le foreste non sono più viste solo come risorse da sfruttare: diventano paesaggio, ambiente, rifugio, equilibrio da custodire.

Il Corpo Forestale si evolve: sorveglia, misura, raccoglie dati climatici, combatte gli incendi, partecipa alla protezione civile. E con la Legge Regionale 66 del 1977, assorbe anche le funzioni dei guardiacaccia e dei guardiapesca.

Alla caserma di Pontboset, nel 1978 arrivano proprio due figure con questo passato: un segno dei tempi che cambiano. Negli anni Ottanta e Novanta, le stazioni si modernizzano: radio, veicoli, mezzi specifici per percorrere il territorio. Le radio sono fondamentali: in un’epoca senza telefoni cellulari, sono la voce della montagna. I forestali si danno appuntamento in orari precisi, si parlano sui canali regionali o locali.

La struttura si articola in tre grandi ambiti:

  • Selvicoltura
  • Gestione faunistica
  • Tutela ambientale

Con il tempo, il Corpo acquisisce nuovi compiti e nuovi strumenti, la struttura organizzativa e le mansioni vengono aggiornate con legge Regionale n. 12 del 2002, restando comunque sempre una sentinella del territorio. È presente nei momenti difficili, come le grandi alluvioni, ma anche nei piccoli gesti quotidiani di cura.

La caserma di Pontboset

Vita in quota, tra uomini e montagne

Costruita nei primi anni ’30 come presidio strategico per la Valle di Champorcher, la caserma di Pontboset ha avuto una storia lunga ottant’anni.

Copriva i territori di Bard, Hône, Pontboset e Champorcher: luoghi ripidi, selvaggi, difficili da raggiungere. Ma proprio per questo bisognosi di presenza.

Qui si viveva e si lavorava in una montagna vera, dura ma generosa.

All’inizio tutto si faceva a piedi: si perlustrava il bosco col binocolo, si scrivevano rapporti a macchina con la carta carbone, si comunicava via posta. Si partiva per giorni, dormendo nei bivacchi.

Uno di questi, ancora oggi esistente, si trova sulle sponde del Lago Cornouy: un luogo remoto e meraviglioso, tra fauna selvatica e laghi alpini. L’altro, a Chavanna, è ormai in disuso, ma ne rimane il diario, pieno di osservazioni e di racconti scritti a mano.

Chi lavorava qui viveva un’avventura condivisa. Si era compagni, si affrontava ogni stagione insieme, con il sole o con la neve. L’uniforme non era solo un segno distintivo, ma un modo di essere.

Radici profonde

I forestali non erano solo funzionari. Erano punti di riferimento per la gente del posto. Partecipavano alle feste dei paesi, alle processioni al Lago Miserin, garantivano la sicurezza durante gare di sci e di corsa in montagna.

Conoscevano ogni sentiero, ogni toponimo. Si dice ancora oggi che “conoscevano il nome di ogni pietra”.

Nel 2010 la caserma venne chiusa e il personale trasferito a Pont-Saint-Martin. Fu una scelta difficile, vissuta con malinconia dalla popolazione e dagli stessi forestali. Il presidio restava, ma la vicinanza cambiava.

I nomi, la memoria

Ecco i nomi di chi ha servito in questa caserma, a partire dal 1948:

Carlo Landoni, Alberto Creux, Battista Floris, Cesare Dayné, Lorenzo Podestà, Firmino Diemoz, Massimo Jacquin, Honoré Juglair, Remigio Chentre, Gustavo Perron, Gino Dogier (ex guardiacaccia), Livio Baudin (ex guardiapesca), Sandro Cerise, Valter Desandré, Paolo Quinson, Giuseppe Cugnod, Renzo Borettaz, Danilo Fazzari, Luigi Pradella, Valter Borettaz, Milena Fiou, Ettore Merlet, Luca Dalbard, Raul Cavorsin.

Ognuno con il suo cammino. Ognuno con la sua storia.

Insieme, hanno scritto un capitolo importante nella vita di questo territorio.

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