La Strada Reale di Caccia di Vittorio Emanuele II

Una via tra potere, paesaggio e popolo

Nel cuore della Valle di Champorcher, tra boschi, dirupi e villaggi arroccati, una strada racconta molto più di un re e della sua passione per la caccia. Racconta un cambiamento. E una memoria collettiva incisa nella roccia.

Nel 1861, all’indomani dell’Unità d’Italia, Vittorio Emanuele II volle tracciare un percorso che gli permettesse di raggiungere Dondena, sua riserva di caccia prediletta, e da lì spingersi fino a Cogne. Ma perché quella via diventasse realtà, serviva l’aiuto della popolazione locale.

Una strada costruita con mani e speranza

I comuni di Pontboset e Champorcher risposero con generosità. Offrirono legname e ben 2.200 giornate di lavoro gratuito. Uomini e donne lavorarono fianco a fianco lungo i pendii, aprendo il tracciato con fatica e determinazione. Erano le corvées, antiche forme di lavoro comunitario, che qui si trasformarono in un gesto concreto di partecipazione.

Fino ad allora, i collegamenti tra il fondovalle e i villaggi più alti erano durissimi. Mancavano strade carrozzabili, e a salire con carichi sulle spalle erano spesso le donne. Una relazione del 1778 lo dice con cruda chiarezza:

“Le donne sostituiscono qui le bestie da soma, che non esistono.”

Una frase che oggi ci interroga, ma che racconta bene la durezza della vita quotidiana. La costruzione della Strada Reale fu dunque anche una conquista di dignità: un’opera pubblica che cambiò per sempre il rapporto tra le comunità e il territorio.

Un segno inciso nella pietra

Per ricordare quell’impresa, fu scolpita una lapide nella roccia:

Peruit viam Victor Emmanuel II, anno MDCCCLXII
(Vittorio Emanuele II aprì questa via nell’anno 1862)

Un’iscrizione ancora visibile, simbolo di un passaggio epocale, nato dal desiderio di un sovrano ma reso possibile dalla forza del popolo.

Oggi, un cammino nella storia

La Strada Reale è ancora percorribile a piedi o in mountain bike, tra i profumi dei larici e i silenzi profondi della montagna. Non è solo un collegamento: è un itinerario della memoria, dove la storia si intreccia al paesaggio e i segni umani dialogano con la Natura.

Camminare qui significa ascoltare.

La voce delle pietre.

Il suono dei passi che furono.

E il ricordo di chi, senza clamore, ha costruito una via che ancora oggi ci guida.

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