Chardonney

Dove l’acqua muoveva il lavoro

Maison de Thomas – Ecomuseo della Canapa

Nel cuore della valle, tra Château e Chardonney, l’acqua ha sempre fatto molto più che scorrere: ha dato forza al lavoro, ha messo in moto la vita quotidiana.

Un tempo, lungo questo tratto di strada, si concentravano mulini e foulons, ingegnosi dispositivi che sfruttavano la forza dell’acqua per macinare la segale o per follare i panni – cioè batterli, compattarli, renderli resistenti. I foulons, azionati da alberi a camme, rappresentano un primo esempio di meccanizzazione nel mondo contadino.

Oggi resta una preziosa testimonianza di quel mondo: il mulino del Glair, magnificamente restaurato e visitabile. Accanto, la Maison de Thomas, una casa museo dedicata alla canapa, racconta un altro pezzo di storia materiale e artigianale della valle.

Un villaggio in più voci

Chardonney non è un unico nucleo: è un insieme di insediamenti, ciascuno con un carattere preciso, nato in relazione alla geografia.

  • Il Glair (o Glarey), vicino al torrente: il nome deriva da lou ghier, la ghiaia, depositata dalle piene nei terreni alluvionali. Oggi ospita una pineta attrezzata, ideale per una sosta tra Natura e memoria.
  • La Lex (o Leys), la parte alta del villaggio: qui si trova la cappella di San Pantaleone, con un campanile unico in Valle d’Aosta, sormontato da una graziosa cuspide lignea dipinta.
  • Outre-Pon (Trepon, Delà de l’eau): al di là del ponte, lungo la strada per Laris, si trovava un altro piccolo borgo, con forno per il pane e persino una fornace per la calce. Oggi restano le case restaurate, testimoni silenziose di attività scomparse.

Un paesaggio coltivato con intelligenza

Guardando verso monte, vicino al villaggio di Perruchon, si notano ancora campi terrazzati, dove un tempo si coltivavano cereali, base dell’alimentazione contadina. Ogni pietra, ogni solco, racconta un lavoro paziente, fatto per adattarsi alla montagna senza piegarla.

Chardonney è un esempio perfetto di come Natura e cultura si intreccino. Qui, l’acqua non era un ostacolo, ma una risorsa da comprendere, domare con rispetto, e mettere al servizio della comunità. Camminando lungo Au fil de l’eau, lasciatevi guidare dai rumori del torrente, dalle tracce dei campi, dai nomi che custodiscono storie.
Perché qui, ogni dettaglio ha una voce. E ogni voce, una lezione di vita.

Ascolta la narrazione

Attività proposte per i bambini

Gioco: Mosca cieca a piedi nudi

Fatti bendare da chi cammina con te e fatti guidare a piedi nudi a scoprire le diverse superfici della foresta: sul prato, sulla ghiaia, sul muschio, sulle foglie ecc. Quando sei soddisfatto, restituisci il favore e accompagna tu chi ti ha guidato ad esplorare con i piedi.

Gioco: Trova l’albero

Benda gli occhi a una persona che vuol giocare con te e accompagnalo ad un albero che ti piace. Senza la vista, tutti gli altri sensi aumentano. Digli di memorizzare le risposte a queste domande: che odore ha l’albero? Com’è al tatto? Fa dei rumori particolari con il vento? Dopo aver esplorato tutti gli aspetti dell’albero, riporta la persona al punto di partenza e toglili la benda. A questo punto chiedigli: “Qual era l’albero?” Se non riesce a trovarlo, al secondo turno, scegli un albero più vicino e più facile da riconoscere e poi fatti bendare e provaci anche tu.

Attività proposte per gli adulti

Attraversa il bosco di larici che si trova sulla destra orografica del torrente Ayasse e scegli un larice che ti piace e da cui ti senti attratto. Avvicinati e presentati silenziosamente. Osserva il larice con attenzione, partendo dalla sua base e dalle radici affioranti che ne garantiscono stabilità, poi prosegui con lo sguardo lungo il tronco che si slancia verso l’alto, avvicinati e tocca con gentilezza la corteccia grigia e rugosa. Se ti è possibile siediti alla base dell’albero, oppure rimani in piedi, e appoggia la schiena e le mani al tronco, percepiscine la solidità, la stabilità, il radicamento e senti come queste qualità ti vengono donate dall’albero attraverso il contatto. Rimani in questa posizione per qualche istante respirando con lentezza e tenendo sempre le mani appoggiate sul tronco.

Alza ora lo sguardo, ammira le ramificazioni del larice e la sua eleganza, fino alla cima appuntita che si protende con coraggio e curiosità verso il cielo.

Quando sentirai che è il momento di staccarti dall’albero allontanati rivolgendo un pensiero di gratitudine al larice per questa esperienza.

Luoghi identitari… Il Genius Loci (se inizi la tua esplorazione da qui)

Immaginiamo la prima tappa del percorso Au fil de l’Eau come un’occasione per incontrare, così come si incontra una persona, questi luoghi: la valle di Champorcher, i suoi borghi, i suoi boschi. I nostri antenati antichi romani riconoscevano ai luoghi un’anima, il Genius Loci, lo Spirito del Luogo. Per loro era importante rivolgersi al Genius Loci in molte occasioni, per esempio quando intendevano realizzare degli insediamenti, così da ottenere la protezione e il favore dello spirito del luogo, assicurando a loro volta che lo avrebbero rispettato.

L’invito è dunque quello di:

  • attraversare i paesaggi di questo percorso con la stessa buona disposizione, qualche istante di raccoglimento silenzioso prima di iniziare il nostro percorso sarà sufficiente per chiedere mentalmente il permesso per attraversarli;
  • assicurare le nostre buone intenzioni, assicuriamo che non apporteremo alcun danno agli esseri che incontreremo e chiediamo protezione sui nostri passi. 

Un gesto simbolico; eppure carico di significati che può cambiare il modo in cui incontriamo nuovi paesaggi naturali, proprio come quando entriamo in casa d’altri chiedendo prima il permesso.

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Il percorso è terminato

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